Diari Personali

Ogni personaggio del gioco può scrivere il proprio diario, puoi leggerlo e conoscere la sua crescita, ma ricordati che ON GAME non puoi sapere cosa ha scritto!

DIARIO PERSONALE DI EMILY GALLAGHER

Cara meredith

Questa è una lettera.

“Grazie al ca**o “ dirai tu -  si vede
che è una lettera!
E hai ragione, ma a differenza di tutte le lettere questa non vedrà mai la luce
dei tuoi occhi, sai perché brutta stronza? Non farò la figura della pivella e
non prenderò un altro due di picche, poi vincerei su quel macaco imbalsamato di
Dex e lui sentirebbe di fare altrettanto, insomma te lo tengo lontano dalle
balle.
Dimmi anche grazie per favore.

Dicevo, non la vedrai mai perché non la scrivo per te, almeno fino a quando il
mio sedere starà comodamente seduto sui siluri di questa nave non te la
invierò mai.
La scrivo per me.
Ho cinque doppio malto in corpo e spero che il mio stile narrativo non abbia a
che risentirne. La colpa è tua, io volevo fermarmi alla quarta.
Pensavo e ripensavo alla questione delle domande e delle risposte. Sul mio  Non- domandare e sul tuo non  rispondere.
Non voler rispondere.
Forse ho capito una cosa : non c’è bisogno di rispondere,  Non c’è bisogno di domandare. Dovrebbe essere tuttocosì semplice, diretto, è la persona giusta quando non devi chiederti più
nulla, quando non si deve tirar fuori nulla che non sia già palesemente sotto i
tuoi occhi.
Ed il resto non conta. Il passato non conta, le persone sbagliate e quelle che
credevi fossero giuste.
Riesci ad accettare che siano state tutte parte della tua vita. Ma non ti
tengono la colla al culo, se sai cosa voglio dire.

Ricordi quando ero cadetta? Quella storia della casa delle bambole e di
Stephanie Wilson.
Continuo a crederci. Chiamami fessa. Ma è stato quando mi hai baciato tu e io
ho fissato proprio quel momento come la risposta perfetta.
Okkey ricordo quel due di picche, ricordo che non mi fece nessuno effetto.

“Si ok c’è qualcun altro nel tuo cuore ma lasciaglielo pure, non mi da fastidio,
sai che tanto non mi tolgo dai piedi, anzi è bello vedere un cuore capace di
ospitare qualcuno con così tanta determinazione, forse lo conosco anche, una
discreta testa di cazzo ma si, mirabile spettacolo sconosciuto”

 Alzai le spalle e non gli diedi peso, Ero una ragazzina del ghetto, forse un po più ripulita da
qualche anno di accademia.
L’amore era solo un patto, qualcosa che si poteva comprare e svendere. Cosi ho
svenduto anche quella risposta, etichettata come tutti i no e i rifiuti che
avevo sempre preso. Normale insomma.
E tu lo sapevi, lo sapevi che io l’avrei digerita senza colpo ferire, sapevi di
non avermi ferita.
Maledetta.
Non fu un due di picche sappilo. Fu un anestesia.
Fu la più grande anestesia che abbia mai  potuto ricevere dopo lo squartamento di
budella di quel disgraziato che mi ha dato metà dei miei cromosomi.
Ma io non potevo saperlo, così non mi domandai nulla e non ebbi la risposta.
Ma sai cosa succede dopo l’anestesia si? Torna tutto a far male.
A fitte, a ondate.
onda, su onda, su onda.
L’ho imparato sul lettino dell’infermeria quando mi sono risvegliata, ancora una volta svenduta e rifiutata dal mio grande genitore, anche li era la norma sai? Ma qualcosa iniziavo a chiedermela e mi accorgevo che stavi accanto al
letto. Ma andavi via presto.
Ma era tutto così offuscato dal dolore che persi la domanda e anche la risposta.
Ancora.
Tuttavia, quella strana cosa tornava, tornava ogni volta che ti vedevo.
Torna sempre.
 Onda su onda su onda.
Alle feste, alla mensa, in sala riunioni, alle licenze o durante le chiacchierate in alloggio quando di nascosto tiravi fuori il brandy.
Ma qualcuno mi aveva offerto il suo amore e chi non è abituato a vedere si fa guidare dalle luci.
Per la terza volta non vidi la domanda e la risposta evaporò con essa.

Ma stasera, quando stavamo li  a parlare sul come domandare o sul perché dover (O non dover) rispondere, Io non volevo domandare, ma avevo già la risposta e la cosa bella è che non dovevo chiederla a te e nemmeno a me.

Era sempre stata li. Ho solo lasciato andare tutto e l’ho vista chiaramente.
Onda, su onda, su onda.
Cazzo.
Ma lo so sai?
 Lo so che è tutto enormemente omo-complicato per te. Io l’ho capito davanti ad una casa delle bambole in un
pomeriggio di terza elementare che mi piacevano le bambine.
Ma a te chi lo fa fare? E hai ragione.
Non ci cascherò di nuovo, ho troppo di cui occuparmi, troppe scazzottate da fare, troppe cose da sistemare e stavolta non ti renderei la vita facile.
Indovina perché?
Ora chiudo che mi viene da vomitare. Maledetta…cinque pinte. CINQUE.

Ps: sappi che avrai questa lettera solo se schiatterò così non potrai darmi un altro due di picche.

Giorno...Bho!
Siamo sulla terra finalmente e dio solo sa quanto avevo bisogno di aria e spazio, stavo iniziando a diventare insofferente.
Sono tornata a casa, nel mio ghetto, tra la mia gente. Ora c´è Noèl, pensavo che fosse un mezzo deficiente sto ragazzino figlio di quel figlio di put***a di mio padre e di quella Vrenzola da bordello Orioniano di Chanel.
E no invece..da soddisfazioni al punto giusto.
Va a scuola e si è fatto degli amici. Almeno lui avrà un adolescenza più stabile.
Quanto a me, la solitudine che mi sono autoimposta mi sta facendo bene.
Vado a fregare lo skateboard di Noèl e farmi un giro.

Emily Gallagher

Emily Gallagher

Data di nascita: 25/12/2239
Origine: Chicago - Sol III
Assegnazione: USS Genesis
Incarico: Primo Ufficiale Tattico