Il diario personale di Victoria Altman, giorno per giorno. Ricorda che ON GAME non puoi sapere cosa ha scritto!
Data: 21/08/2274
Di riflessioni da fare ce ne sono molte. Potrei partire dai cadetti, dagli ufficiali, dai progetti sperimentali, da tutto quello che continua ad accumularsi sulla mia scrivania e nella mia testa. Ma, per una volta, voglio partire da ciò che lascio sempre indietro: la mia famiglia. Non sarei mai arrivata dove sono senza Don, senza quello che prova per me, senza i suoi sacrifici e senza quella lotta silenziosa che porta avanti dietro di me. Non sono mai stata brava a dire grazie, ma la verità è che, senza di lui, probabilmente avrei scelto una vita molto più nomade, molto più avventurosa, e forse non avrei mai conosciuto la felicità di essere madre. Mi sembra ieri che George e Charlotte siano nati, e invece sono già passati tre anni. Tre anni in cui i miei bambini mi hanno vista soprattutto attraverso uno schermo. Forse, ormai, per loro sono proprio questo: uno schermo lontano. Sono cresciuta anche io così, se non peggio. I miei genitori mi lasciarono da mia nonna, nel deserto australiano, per continuare le loro missioni. Li vedevo una volta l’anno, per il mio compleanno, sempre attraverso uno schermo. E, ad essere sincera, sono anni che non sento nessuno dei due. Non sanno nemmeno dell’esistenza dei miei figli, e George e Charlotte sanno soltanto di avere dei nonni paterni. Mia nonna, invece, è ancora viva, aggrappata alla vita con la stessa ostinazione con cui un tempo era aggrappata alla sua poltrona di capitano. È per lei che sono diventata medico. Ed è anche per lei che, in qualche modo, ho continuato a spingere la mia carriera sempre un passo più avanti. Ieri George mi ha chiamata nel cuore della notte. Non riusciva a dormire perché non gli avevo dato la buonanotte. Una mancanza minuscola, quasi ridicola se paragonata alle migliaia di cose che devo ricordare ogni giorno, eppure mi ha colpita più di quanto avrei voluto. Perché riesco a ricordare nomi, incarichi e carriere di cadetti appena imbarcati e non riesco a ricordarmi di dare la buonanotte a mio figlio? Perché ricordo perfettamente tutti i morti e i dispersi della Stazione 105 e non ricordo una cosa così semplice? Ieri non è stata una buona giornata. Ho fallito, ma non come comandante, non come medico e nemmeno come formatore. Ho fallito come madre. E forse è questo che fa più male. Ieri mi sono anche accorta, dopo mesi, che all’equipaggio non arriva nemmeno la metà dello sforzo che faccio per loro. Non vedono quanto della mia vita sto sacrificando per tenere insieme tutto questo. Il mio tempo è stato sprecato inutilmente e mi è stato detto che non so cosa significhi avere un peso sulle spalle. Posso anche mettere da parte il rammarico e la delusione per certi comportamenti, ma come posso guardare George e dirgli che la mamma si è dimenticata della buonanotte perché il suo lavoro è importante, se le persone che sto cercando di proteggere non sembrano neppure capire quanto quel lavoro mi stia costando?
Victoria Altman
Data: 21/08/2274
Tutti continuano a dire che ci sono soltanto ventiquattro ore in una giornata. Beh, negli ultimi giorni ho cominciato seriamente a dubitarne. Non che mi dispiaccia. Sono sempre stata brava a tenermi occupata, ma il lavoro sta iniziando ad accumularsi sulle mie spalle. Stiamo tutti stringendo la cintura. Ho dovuto ricominciare a turnare regolarmente in sala operatoria per coprire le reperibilità, poi passo in plancia per il mio turno e, a volte, copro anche quello di altri; quando finalmente credo di aver finito, trovo ad aspettarmi un mare di rapporti da leggere, revisionare, correggere e firmare. Poi ci sono le riunioni, i colloqui privati, le sanzioni, le punizioni. Nel frattempo sto formando un cadetto. Per quanto la mia esperienza continui a suggerirmi che i Betazoidi facciano medici poco capaci, devo ammettere che si sta dimostrando abbastanza attenta all’addestramento, sebbene anche lei sembri intenzionata a rallentare le mie giornate con assurdi accoppiamenti che mi costringono a intervenire, come se non avessi già mille cose da fare. Anche se, a volte, mi chiedo se siano davvero i cadetti il problema. Forse sono gli ufficiali i veri cadetti. O, peggio, i veri bambini. Continuano ad arrivarmi notizie di liti, diatribe, discussioni accese. Sempre gli stessi nomi. Sempre le stesse dinamiche. Il Capitano pensa che dovrei lasciare correre di più, confidare nel fatto che siano tutti adulti e tutti membri della Flotta. Forse ha ragione. Ma più vado avanti con questo incarico, più mi accorgo dell’abisso che esiste tra me e lei. Siamo una buona squadra. Almeno per ora. Stiamo tenendo salde le redini di questa nave e, nonostante tutto, la Genesis continua ad andare avanti. Ma comincio a chiedermi se la Genesis sia ancora il mio posto. Sono anni che sono qui. Anni in cui ho visto passare ufficiali, cadetti e sottufficiali delle nature più disparate. Alcuni sono rimasti, altri sono scomparsi alla stessa velocità con cui sono arrivati. E io sono ancora qui. Ferma. Non ne ho ancora parlato con Don. So già cosa vorrebbe che facessi: chiedere il trasferimento su SOL III. Ho sempre amato ricominciare da zero. Forse ricominciare con un nuovo Primo Ufficiale farebbe bene anche alla Genesis. Che stia diventando davvero come la Regina Vittoria? Forse sono troppo attaccata al potere per riuscire a vedere le cose che devono cambiare davanti a me. Il Tenente Plom ha detto qualcosa che continua a tornarmi in mente: lei e altri ufficiali stanno cercando di trasformare un gruppo di persone in un equipaggio. E allora cosa credono che stia facendo io? Che cosa ho fatto per tutti questi anni, se non cercare di tenere insieme questa nave come potevo? Quando ero più giovane mi chiamavano "l’Idra". Forse è arrivato il momento di capire se su questa nave ci sia ancora spazio per l’Idra, o se, semplicemente, la Genesis non abbia più bisogno di me.
Victoria Altman
Data: 20/02/2273
Le giornate volano, da riunione a riunione da rapporto a rapporto. Sto perdendo il contatto con i pazienti, quelli per i quali sono diventata medico. Allo stesso tempo il mio matrimonio è passato in secondo piano messo sempre da parte per una missione o per lunghe nottate i studio dei rapporti. Don è fantastico come sempre sa chi ha sposato e fa di tutto per aiutarmi anche se lo vedo che non è felice di questa cosa. Avolte riguardo indietro e penso a quando ci siamo conosciuti e a quanto siamo cambiati entrambi. Mi manca mio marito, mi manca il mio vecchio lavoro eppure non potrei essere più felice di dove sono è il sogno di una carriera essere al comando della propria sezione e aiutare alla direzione della divisione. Vivo di contraddizioni e di rapporti da redigere o leggere ma alla fine è quello che ho sempre voluto.



DIARIO PERSONALE
Comandante Dr.ssa Victoria Altman
Primo Ufficiale, U.S.S. Genesis-B