Il diario personale di Alexander Dormer, giorno per giorno. Ricorda che ON GAME non puoi sapere cosa ha scritto!
Continuiamo imperterriti a cercare un modo per tornare. Sappiamo tutti che questa ormai va considerate casa, che non torneremo, non noi....e non se stiamo fermi qui in cerca di soluzioni.
Mi rifiuto di considerare questa fogna una casa.
Casa non è solo la mia campagna, la tenuta, o londra; è dove ti senti accolto, dove sei a tuo agio, dove sei a posto.
Non è qui. Non questa nave o questo spazio.
Qui mi sento solo un lavorante , uno dei tanti, nemmeno uno dei più brillanti.
Forse per piacere a qualcuno dovrei fare il giullare come qualche mio collega, Stare in plancia a blaterare ovvietà e frasi di circostanza forse. Non sono io.
Ho imparato molti mesi fa che a dire ciò che si pensa alle riunioni si fa torto a questo e quello, e in ogni caso non porta a nulla. Solo ad essere bollato come "quello strambo che non si sa bene cosa faccia a bordo".
John ripete che arriverà il momento; lo dice solo perché mi vuole bene. In effetti sono frasi fatte. Nulla di davvero realistico.
Ciclicamente e come ormai è consuetudine, sono in quel periodo in cui vorrei trasferirmi di unità.
Effettuato test di preparazione fisica valido per il brevetto.
Intenso.
Spero sia andato bene, attendo la valutazione.
L´ha fatto anche John. È andato molto bene, ha tenuto duro fino ai fondo senza farsi prendere dallo sconforto. Mi ha sorpreso piacevolmente.
E poi fare le cose insieme è ancora stimolante. I mesi passano ma è ancora capace di confondermi quando mi fissa o quando mi dice una cosa carina.
Leland mi ha confidato quanto avevo già sentito dal sottufficiale wysteria, si sono lasciati. Mi era parso di capire fosse solo una questione di gradi e sezione, ma lui ha lasciato intendere che le cose tra loro non funzionassero; "non è tutto oro quello che luccica".
Mi spiace per lui, anche se non condivido.
Ha dato l´idea di volersi riavvicinare, ma non accadrà. Mi ha palesemente messo in disparte quando ha iniziato la sua ennesina infatuazione, e poi troppi gradi ci dividono per tornare alla confidenza.
Ho intensificato gli allenamenti al massimo delle mie possibilità, attendo la valutazione psicologia e fisica per il brevetto.
Il fare di quel sottufficiale della manutenzione ha portato alla luce un giro di scommesse in uso nei ponti bassi. Il capo ne sembra interessata, resto perplesso nel non averne mai avuto percezione.
La mia vocina mi dice di stare allerta, che qualcosa non gira.
Del resto, vista la mia scarsa prestazione lavorativa, forse proprio la mia vocina non gira più come un tempo.
John.
Dolce, si.....ma è strano, abbottonato, Forse non mi dice qualcosa.
Deimos, impacciato e timoroso, Piacevole e carino; gradisco la sua compagnia ma è unilaterale. Non credo gli piaccia troppo aver attorno gente. Tutto lavoro e niente svaghi, ed è un vero peccato .
Tre giorni.
Tanti, forse troppi, ma intendo usarli tutti.
Fossi a casa sarei a cavallo per le mie colline con John,un picnic al laghetto, qualche risata e una visita agli amici. Avrei staccato davvero, mi sarei rinvigorito e sarebbe stato più semplice.
Qui non lo è.
Lavorare nel grigio ....
Ha ragione lei. So fin troppo bene che questo lavoro è cosi. Si lavora nel sottobosco senza averne quasi mai grandi benefici.
La verità è che la mia formazione , benché non sia stata militare, rende difficile accettare che sciatteria e noncuranza delle più banali regole di discrezione e comportamento, portino comunque ad una carriera fiorente e a promozioni su promozioni.
Ma in fin dei conti, così è.
Incontestabile e inspiegabile che ci fosse più rigore e attenzione in un organo come la polizia metropolitana, che di militare non ha mai avuto proprio nulla. Eppure nemmeno a quelli come noi, in borghese e sotto copertura, sarebbe venuto normale tenere atteggiamenti da simil meretrice o insubordinato perenne.
Ne l´ufficio centrale avrebbe sostenuto, anzi , premiato , atteggiamenti analoghi.
Di fatto, o lo accetto o me ne vado. Andarsene poi....dove.
Dovrò rilassarmi qualche ora e riprendere il controllo.
Parlarne con John e nedir anche. John può supportarmi, nedir estrapolarne un pensiero che mi aiuti a non esplodere.
Non volevo apparire sgarbato. Invece ho fatto scappare anche uno di quei pochi che ha mostrato interesse a conoscermi un po´.
Devo riprendere il controllo e uscire dal loop di delusione che sto sperimentando.
Domani chiederò un periodo di stacco, di riposo.
Jack mi è di conforto, indubbiamente.
L´ho ufficialmente adottato come accompagnatore ufficiale del mio the. Lo uso soprattutto in Ufficio, dove le cose non vanno così bene come invece cerco di mostrare.
Probabilmente , come dice il capo, mi soffermo troppo su quello che vorrei e poco su ciò che è.
Sono fin troppo pignolo, visto che la cosa mi ha portato a discutere con due ufficiali superiori e a rovinare inesorabilmente il rapporto con loro.
Tant´è.
I fatti dimostrano che in fin dei conti la ragione non è la mia.
Infrangere le regole, avere macchie sul curriculum o essere indisciplinato forse paga di più della troppa attenzione, del troppo controllo.
Non posso cambiarmi, e non voglio nemmeno farlo.
Ma nemmeno passare per l´idiota del villaggio.
John mi ha già ripetuto molte volte che arriverà il mio momento; ma credo ormai ne sia poco convinto anche lui.
Mi alleno, mi tengo in forma, attento e pronto; Sto studiando per un brevetto e ne ho già pianificato un secondo, ma probabilmente non ho il focus nel posto giusto se sono ancora fermo qui.
Jack mi aiuta a cercare di sorridere, benché da sorridere ci sia abbastanza poco.
Lo guardo, penso a helsie, alla sua saggezza, al suo sorriso e al suo conforto, sorrido un po´.
Al rientro dal turno, stasera, ho trovato jack davanti alla porta.
Jack e un bigliettino...
My Dearest Alex
Spero che ti porti consiglio come ha fatto a me...ricordati che la tua amica Helsie per te ci sarà sempre.
Spero di ricevere presto tue notizie
Helsie
P.S.
Se ti sei mai chiesto cosa bevevo durante le mie giornate di lavoro in Jack, la risposta è semplice: un frullato di mirtilli banane e cipolle. Davvero rinvigorente dovresti provarlo.
Non ha senso aggiungere altro.
Sento già il vuoto su questa nave.
Parlare con Leland ormai è inutile. Stupido io che cerco di avere un dialogo...che provo a farlo ragionare sui suoi continui colpi di testa.
L´ultimo è stato chiedere una promozione, in plancia per la sua nuova amichetta, davanti a tutti.
Gli ho solo suggerito di stare attento ad esporsi. Poi una cosa è parlarne con il capo in ufficio, a porte chiuse, sbagliato ugualmente ma di certo meno attaccabile.
Le persone parlano. Le persone vanno in mensa...al bar...in palestra, parlano e riportano.
Si è davvero stupito che io ne fossi informato?
Che addetto alle informazioni riservate sarei?
Devo solo accettare che la nostra amicizia, benché sia stata sempre labile e frastagliata dai suoi alti e bassi sentimentali, sia finita.
Devo solo accettare che siamo stati anche un po´ più che amici, che tengo a lui, ma ha poco senso preoccuparsi.
Oggi l´ho capito davvero, e forse va bene così.
Sto insistendo con l´allenamento. Il brevetto richiede una forma fisica con poche sbavature, almeno mi porto avanti attendendo la valutazione psicologica necessaria. Ho inviato la richiesta e sto attendendo che mi chiamino.
John è strano. Più romantico del solito; non che mi dispiaccia, anzi.
Anche ieri è venuto a cercarmi in palestra. L´ho punzecchiato e me lo sono ritrovato nel letto al mio rientro.
L´alchimia funziona ancora. Insieme resistiamo.
Quando siamo insieme ci diamo ancora quel supporto e quella tranquillità che mai avrei pensato
Fatico ad ammetterlo, ma se la felicità può avere un volto, forse ha il nostro quando siamo insieme.
Mi sono ritrovato qualche istante ad invidiare il nuovo medico di bordo, sposato al suo compagno e così legato a lui nonostante i settantamila anni luce di separazione.
Carino. Molto carino
Il capo è un po´ strano. Percepisco in lei qualcosa di insolito. Non penso sia preoccupata per le attenzioni del misterioso ammiratore, non più del dovuto comunque.
Deve avere qualche pensiero che la porta altrove, che la fa´ sorridere piu frequentemente del solito.
Probabilmente è un bene.
La mia vocina mi dice che va tutto bene, ma Terro´ gli occhi aperti in ogni caso.
Non credo di essere pronto a rinunciare a helsie.
Il suo animo eccentrico e solare ha portato un po´ di vita qui.
Un po´ di cultura tra gli Zulù.
Via lei si spegnerà un faro. Un sorriso amichevole e confortante in cui rifugiarsi nelle giornate brutte; in quelle giornate pessime in cui nemmeno il sorriso beffardo ma dolce di John, basta a rincuorarmi.
Ci terremo in contatto ma.....Non basterà.
A presto, dolce eccentrico faro.
Questa volta ho seguito i consigli di John.
Ho represso gli istinti primordiali che normalmente mi fanno rispondere e prendere posizione.
In piena missione è inammissibile che qualcuno contesti ordini diretti, se non in casi estremi di pericolo assoluto; ancora meno se a farlo è del personale in formazione.
Posso comprendere le implicazioni morali, e le accetto, se però la situazione è tale da non avere altre vie che contestare.
Non sono io forse quello che ha discusso più volte?
Ma in riunione, non in zona operativa. Non a fucili spianati, non dentro una EVA.
Non era quella la situazione, ne il contesto.
Non mi è chiaro cosa stia accadendo a questa flotta e al suo processo formativo.
John ha ragione. Io sono troppo diretto e spigoloso, e ho fatto bene a non eccedere.
Mal di testa fotonico.....
Altra notte insonne. E anche stanotte Black Hawk è venuto a farmi visita...
Notte agitata.
Incubi terribili, sogni....sogni strani.
Forse sarà la tensione della missione in corso, o più facilmente i pensieri che mi procura il sapere che a bordo c´è qualcuno in grado di eludere i sistemi di sicurezza elettronica del DB, tanto da cancellare le proprie tracce.
Oppure le radiazioni di questo luogo ...forse non siamo così protetti come dicono gli scienziati.
Scienziati, che se poi sono tutti come quell´ idiota del laboratorio di cui nemmeno ricordo il nome, c´è proprio da fidarsi.
Mi sono svegliato in un bagno di sudore; spero di non aver svegliato il povero Nedir , le paratie non sono così spesse.
Ho sognato di aver tutto sulle mie spalle. Gestivo i servizi segreti federali con totale abnegazione e passione. Quella passione e quel sacrificio che in pochi possono portare; quello che ti permette di prendere decisioni complesse, non sempre baciate dal giusto assoluto, così terribili ma così necessarie per il bene supremo della federazione che qualcuno deve accollarsene il peso.
Black Hawk, il nome in codice dell´ufficiale coordinatore dei Servizi.
Ebbene, quel qualcuno ero io, Black Hawk nel sogno era , come nelle migliori tradizioni Dei servizi di Intelligence, un nobile, io, Alexander Dormer Conte di Carnarvon. Le prendevo quelle pesanti decisioni, e ci convivevo benissimo.
Simili a quelle prese dal tenente odonnel, che ho tanto moralmente criticato, ma che ora, dopo questo strano sogno, capisco e più o meno giustifico.
Probabilmente che in quel frangente sia stato frettoloso nel giudicarla, un giorno dovrò scusarmi.
Nel sogno ero io e avevo il Potere decisionale; no, non lo avevo davvero.
Avevo invece la consapevolezza che Presidenza e organi relativi non ponessero domande sull´operato....no domande, no responsabilità.
La responsabilità era Mia e di pochi altri, e la notte ci dormivo benissimo.
Forse questa nuova voglia di avanzare di grado ha preso possesso del mio subconscio.
