Il diario personale di Emily Gallagher, giorno per giorno. Ricorda che ON GAME non puoi sapere cosa ha scritto!
E´ stupido,
E´ incasinato
E´ sbagliato
Ed è inevitabile,
Ci ho provato, ci ho provato davvero.
Vorrei tanto capire perchè mi sono svegliata sul divano del Tenente Von Deslok mentre lei dorme in canotta e slip accanto a me.
Non darò a manina di fata-Narcisa un appiglio per sentirsi L´uber-ufficiale della nave, figuriamoci se le do adito di tenermi per le pa**e per altro.
Mi ha dato Wiskey e musica assordante e cacofonica. Tanto basta.
In un attimo sono tornata alla mia esistenza primordiale fatta di pochi perchè e labili conquiste?
Si, ricordo bene dov´ero un attimo prima, quell´attimo di troppo che mi sono permessa.
Non le posso dire che l´attimo in cui la sua testa ha toccato la mia spalla è stato l´attimo perfetto, che avrei messo la nave sottosopra per riaverlo, non avrei guardato in faccia a nessuno per quelle lacrime, per quelle labbra, per lei.
E´ brutto sentirsi così pieni e così tremendamente vuoti nell´arco di nulla.
Ho pianto lacrime da bambina.
P.S : Ricordare al Guardiamarina O´brien che tutte le volte che vorrà vincere, vincerà. Ma tutte le volte che vincerà io esigerò un tributo. Vediamo se capisce come ci si sente dall´altro lato della barricata.
<il diario è una nota vocale registrata sottovoce, con tono rauco , quasi asmatico>
diario del Riluttante e polmonitico Tenente Gallagher <tosse>
Sono costretta a registrare chiusa in un cesso a caso del ponte dieci, parlando sottovoce perchè questo ponte è peggio del fiume Gange nel giorno della purificazione, c´è anche qualche vacca sacra.
Se non fosse che rischiamo di consegnare la nave a quei klingon fatti con il pongo avariato mi metterei a ridere di cuore...
Se rido, muoio.
Se tossisco troppo, muoio.
Se non mi curo, muoio.
Se mi curo ma vincono i klingon, muoio.
Se recupero la nave ma non faccio in tempo a curarmi, muoio e daranno quella lettera a Meredith.
Insomma, posso solo scegliermi il casino da combinare, come sempre.
Ma devo salvare la nave e la pace nel quadrante, c´è troppo in gioco e troppo da proteggere.
Vado a sputare sangue nel frullato di quella guardiamarina antipatica della sicurezza.
Cara meredith
Questa è una lettera.
“Grazie al ca**o “ dirai tu - si vede
che è una lettera!
E hai ragione, ma a differenza di tutte le lettere questa non vedrà mai la luce
dei tuoi occhi, sai perché brutta stronza? Non farò la figura della pivella e
non prenderò un altro due di picche, poi vincerei su quel macaco imbalsamato di
Dex e lui sentirebbe di fare altrettanto, insomma te lo tengo lontano dalle
balle.
Dimmi anche grazie per favore.
Dicevo, non la vedrai mai perché non la scrivo per te, almeno fino a quando il
mio sedere starà comodamente seduto sui siluri di questa nave non te la
invierò mai.
La scrivo per me.
Ho cinque doppio malto in corpo e spero che il mio stile narrativo non abbia a
che risentirne. La colpa è tua, io volevo fermarmi alla quarta.
Pensavo e ripensavo alla questione delle domande e delle risposte. Sul mio Non- domandare e sul tuo non rispondere.
Non voler rispondere.
Forse ho capito una cosa : non c’è bisogno di rispondere, Non c’è bisogno di domandare. Dovrebbe essere tuttocosì semplice, diretto, è la persona giusta quando non devi chiederti più
nulla, quando non si deve tirar fuori nulla che non sia già palesemente sotto i
tuoi occhi.
Ed il resto non conta. Il passato non conta, le persone sbagliate e quelle che
credevi fossero giuste.
Riesci ad accettare che siano state tutte parte della tua vita. Ma non ti
tengono la colla al culo, se sai cosa voglio dire.
Ricordi quando ero cadetta? Quella storia della casa delle bambole e di
Stephanie Wilson.
Continuo a crederci. Chiamami fessa. Ma è stato quando mi hai baciato tu e io
ho fissato proprio quel momento come la risposta perfetta.
Okkey ricordo quel due di picche, ricordo che non mi fece nessuno effetto.
“Si ok c’è qualcun altro nel tuo cuore ma lasciaglielo pure, non mi da fastidio,
sai che tanto non mi tolgo dai piedi, anzi è bello vedere un cuore capace di
ospitare qualcuno con così tanta determinazione, forse lo conosco anche, una
discreta testa di cazzo ma si, mirabile spettacolo sconosciuto”
Alzai le spalle e non gli diedi peso, Ero una ragazzina del ghetto, forse un po più ripulita da
qualche anno di accademia.
L’amore era solo un patto, qualcosa che si poteva comprare e svendere. Cosi ho
svenduto anche quella risposta, etichettata come tutti i no e i rifiuti che
avevo sempre preso. Normale insomma.
E tu lo sapevi, lo sapevi che io l’avrei digerita senza colpo ferire, sapevi di
non avermi ferita.
Maledetta.
Non fu un due di picche sappilo. Fu un anestesia.
Fu la più grande anestesia che abbia mai potuto ricevere dopo lo squartamento di
budella di quel disgraziato che mi ha dato metà dei miei cromosomi.
Ma io non potevo saperlo, così non mi domandai nulla e non ebbi la risposta.
Ma sai cosa succede dopo l’anestesia si? Torna tutto a far male.
A fitte, a ondate.
onda, su onda, su onda.
L’ho imparato sul lettino dell’infermeria quando mi sono risvegliata, ancora una volta svenduta e rifiutata dal mio grande genitore, anche li era la norma sai? Ma qualcosa iniziavo a chiedermela e mi accorgevo che stavi accanto al
letto. Ma andavi via presto.
Ma era tutto così offuscato dal dolore che persi la domanda e anche la risposta.
Ancora.
Tuttavia, quella strana cosa tornava, tornava ogni volta che ti vedevo.
Torna sempre.
Onda su onda su onda.
Alle feste, alla mensa, in sala riunioni, alle licenze o durante le chiacchierate in alloggio quando di nascosto tiravi fuori il brandy.
Ma qualcuno mi aveva offerto il suo amore e chi non è abituato a vedere si fa guidare dalle luci.
Per la terza volta non vidi la domanda e la risposta evaporò con essa.
Ma stasera, quando stavamo li a parlare sul come domandare o sul perché dover (O non dover) rispondere, Io non volevo domandare, ma avevo già la risposta e la cosa bella è che non dovevo chiederla a te e nemmeno a me.
Era sempre stata li. Ho solo lasciato andare tutto e l’ho vista chiaramente.
Onda, su onda, su onda.
Cazzo.
Ma lo so sai?
Lo so che è tutto enormemente omo-complicato per te. Io l’ho capito davanti ad una casa delle bambole in un
pomeriggio di terza elementare che mi piacevano le bambine.
Ma a te chi lo fa fare? E hai ragione.
Non ci cascherò di nuovo, ho troppo di cui occuparmi, troppe scazzottate da fare, troppe cose da sistemare e stavolta non ti renderei la vita facile.
Indovina perché?
Ora chiudo che mi viene da vomitare. Maledetta…cinque pinte. CINQUE.
Ps: sappi che avrai questa lettera solo se schiatterò così non potrai darmi un altro due di picche.
Giorno...Bho!
Siamo sulla terra finalmente e dio solo sa quanto avevo bisogno di aria e spazio, stavo iniziando a diventare insofferente.
Sono tornata a casa, nel mio ghetto, tra la mia gente. Ora c´è Noèl, pensavo che fosse un mezzo deficiente sto ragazzino figlio di quel figlio di put***a di mio padre e di quella Vrenzola da bordello Orioniano di Chanel.
E no invece..da soddisfazioni al punto giusto.
Va a scuola e si è fatto degli amici. Almeno lui avrà un adolescenza più stabile.
Quanto a me, la solitudine che mi sono autoimposta mi sta facendo bene.
Vado a fregare lo skateboard di Noèl e farmi un giro.
-ORDINE N°5/232667-
TO: Steinway & Sons US1 Steinway Place
Long Island City, NY 11105
United States
FROM : Tenente Emily Gallagher
Addressed to Starship USS GENESIS - STARFLEET
Confermo ordine per modello A-188 da recapitare assieme al seguente materiale:
-Pannelli fonoassorbenti
-Sistema di amplificazione Yamaha Space Ambient con impianto di registrazione a 16 tracce su chip iso dedicato
- Sgabello ultra deluxe in vera pelle anatomico
Recapitare al molo spaziale, presso stive di carico per approvigionamento logistico 3 - SPACEDOCK SOL III
Bene, direi che questo posto ha tutte le carte in regola per diventare il MIO posto.
Ora non mi resta che organizzarci una megafesta, contrabbandare alcool, ubriacarmi male e molestare cadette carine.
L´autostrada per l´oblìo è spianata, devo solo correrci sopra e sperare di non cadere in un crepaccio.
Chi è un pericolo non può fare altro che seguire la sua inclinazione.
Nota : Chiedere a Smith di riservare la miglior cella dell´area di detenzione.
<inizio registrazione file vocale>
Diario del Sottotenente Gallagher...<pausa di silenzio> o quel che ne rimane o forse...è tutto ciò che ne rimane.
Sapevo che tenere un diario non è una delle mie migliori skill <il tono è quasi annoiato, monocorde> se potessi togliere polvere di byte dal chip, ne troverei abbastanza da costruirmi una duna privata davanti all´oceano di Risa.
Rimanere li e ...bho, fregarmene.
Non so dire come sto, a tratti sento di essere scivolata in una diamine di apatia del ca**o che non mi lascia per tutta la sera, dopo che finisco il turno.
A tratti sento rabbia, inutile.
Ogni notte sento quel coltello rigirarmi nella pancia, farsi strada senza pietà nella mia pelle. Non urlo, non piango, non faccio nulla. Il volto dell´uomo che me lo pianta addosso non è decifrabile. Sono le sue parole a parlare per lui:
" Tua madre avrebbe fatto meglio a non partorirti"
Tutto questo mi annienta, non è una rissa che posso vincere spaccando il naso a qualcuno o facendo la gradassa di strada.
Guardo Noèl, mi somiglia davvero molto. Non so cosa posso fare per lui, è mio fratello ma non è mio fratello, allo stesso tempo.
E´ qualcuno che mi sono ritrovata mio malgrado, non sarebbe mai stata la mia famiglia perchè io, in quella famiglia, non ero contemplata. Io, in quella famiglia, non ero mai stata voluta.
Eppure ora devo prendermi una responsabilità per cui non mi sento pronta, L´unica cosa che mi tranquillizza è sapere perchè l´ho fatto.
Paradossalmente la flotta stellare, il mio ruolo che ho scelto, è l´unica cosa cui posso aggrapparmi per non andare totalmente alla deriva.
Asuna sta facendo davvero di tutto ma non so come dirle che non sopporto quell´emotività così esplosiva che la caratterizza.
Ci sono stati momenti, in ospedale, in cui avrei volentieri aperto un boccaporto per depressurizzare e risucchiare tutti nello spazio.
Forse ho bisogno di uno strizzacervelli, cosa dirà la tedesca ? Non mi vede dai tempi dell´accademia e sa che faccio finta di nulla quando le passo davanti. Caz**o!
<fine registrazione>
To capture a predator
You can´t remain the prey
You have to become
An equal
In every way
So look in the mirror
and tell me, who do you see?
Is it still you?
or is it me?
Splinters of my soul
Cut through your skin
And burrow within
Become the beast
We don´t have to hide
Do I terrify you
Or do you feel alive?