Il diario personale di Laetitia Linden, giorno per giorno. Ricorda che ON GAME non puoi sapere cosa ha scritto!
3.8.2268
Stiamo facendo rotta per Risa, dove ci sbarcheranno per un po´, suppongo per tutto il tempo che sarà necessario per le riparazioni della Genesis, che sarà portata in cantiere su Utopia Planitia.
Sembra incredibile: ci daranno un po´ di vacanza? Lo spero davvero. Mi spiace solo perchè Mat non è con me. Sarebbe stato meraviglioso girovagare insieme, per spiagge isolate, fino al tramonto.
<segue trasmissione subspaziale verso San Francisco, Sol III>
Ciao tesoro mio,
in questi giorni, se hai provato a scrivermi messaggi, sicuramente non sarai riuscito ad inoltrarli.
Siamo rimasti isolati dalle comunicazioni, dispersi nello spazio senza possibilità di capire neppure dove ci trovassimo.
Ci siamo imbattuti in creature aliene fatte di pura energia, che senza volerlo hanno impattato contro la nave, danneggiandola seriamente e rimanendo, in parte, a bordo.
Non è stato facile comunicare con loro, ma quando finalmente abbiamo capito entrambi come fare, si sono rivelate creature gentili e premurose, viaggiatori spaziali come noi, profondamente legati tra loro, come fossero una sola entità.
Prima di andarsene, mi hanno regalato delle pietre luminose, che a quanto pare non si spegneranno finchè esisterà energia nell´Universo. La creatura che me le ha donate, mi ha detto che dovrebbero consolarmi per la mia solitudine.
Erano particolarmente empatiche, hanno sentito immediatamente quello che provo e hanno cercato di rimediare.
In effetti, quella luce bluastra in camera, è rassicurante.
Come sarebbe stato tutto diverso con te qui!
Ti ricordi la licenza che volevo prendermi per venire da te sulla Terra? Beh, non credo che riusciremo ad ottenerla. Ora che siamo riusciti a ripartire, il Comando ci ha spedito su Risa: ironia della sorte... saremo sbarcati tutti lì, e la Genesis sarà portata in cantiere per tutte le riparazioni di cui necessita.
Non credo riuscirai a raggiungermi, ma sappi che ti penserò in continuazione, da quelle spiagge dove sicuramente avresti insistito per insegnarmi a nuotare e dove avremmo potuto passare ore felici e serene.
Ti amo.
2.8.2268
Saluti, addii, congedi. Qualcosa sta arrivando alla fine. Come tutto ciò che esiste, a meno delle pietre luminose che ho sul comodino. Tutti hanno voglia di ritornare a casa, di recuperare gli spazi piccoli, ordinari, della vita comune.
Anch´io lo vorrei, mi piacerebbe poter passare più di qualche settimana con Mat, come una semplice coppia qualsiasi, senza uniformi, senza chiamate d´emergenza, senza risvegli notturni in allarme rosso. Si sente davvero il bisogno di normalità, dopo tanto tempo passato senza fiato.
Quando torneremo tutti, con la mente o con il corpo - in fondo non fa differenza, ci ritroveremo come dopo una lunga vacanza. A guardarci in faccia un po´ estranei, un po´ familiari. Chi ci sarà a quel punto seduto al comando?
E quali amici saranno rimasti per ricominciare il viaggio?
Dicono addio, le foglie gialle
alle loro case nodose
quando arriva l´autunno.
Non sanno che la terra
le porterà con sé, abbracciandole
a lungo, quanto durerà il gelo.
Non sanno che torneranno,
linfa di cristallo, a brillare felici,
del verde invincibile della primavera.
J. Yardif - ottobre 2213
1.8.2268
Le creature di luce sono ancora con noi, ma, immagino, presto torneranno allo spazio a cui appartengono.
A bordo ci sono opinioni contrastanti: chi diffida di loro, chi le vuole mettere a lavorare in sala macchine, chi le ritiene un pericolo. E poi chi ne è affascinato, attratto, incuriosito.
Non so se sarebbe così, se fossero creature umanoidi con un corpo fisico. Mi domando se sia mai stato messa in atto una procedura di primo contatto con una specie aliena senziente, contrattando i termini di fornitura del cibo per permetterle di sopravvivere.
Siamo davvero così cinici? E´ davvero solo una questione di danni, arrecati accidentalmente?
Credo di non poter avere una chiara lucidità di giudizio. Forse il contatto con quelle creature libera nel cervello una qualche sorta di sostanza che quieta la mente, distende le tensioni, libera le emozioni. Che sia questo o meno, la loro presenza è piacevole, per me.
Una di loro, mi ha fatto un dono, a quanto pare per rimediare alla mia solitudine. Si tratta di pietre, che emettono una tenue luce bluastra, e che, a detta della creatura, non si spegnerà finchè ci sarà energia nell´Universo. Mi sembrano un dono così prezioso: un frammento di eternità, di immortalità. L´ultima luce che si spegnerà, alla fine dei tempi.
Per il momento, le ho messe in un vaso di vetro, nella mia stanza. Quando sto per addormentarmi, la luce un po´ si attenua, come se percepisse le onde alfa del mio cervello che scivola verso il sonno.
Diamine, ma come si fa a presentargli il conto?
31.7.2268
E così sono creature di luce, che non comprendono il concetto di solitudine o di vuoto emozionale.
Anzi, per loro la solitudine equivale a cessare di esistere.
Sono così meravigliosi, così curiosi eppure così diversi. E´ questo che amo del mio lavoro, è questo che mi tiene i piedi incollati sul ponte di una nave stellare. C´è così tanto, là fuori, da scoprire che non basterebbero dieci vite umane a vederne che una piccola parte. Così tanto stupore, così tanta bellezza.
Non appena saranno di nuovo attive le comunicazioni, scriverò a Mat: sarà in pensiero per non essere riuscito a scrivermi in questi giorni. Già lo immagino... povero tesoro. Cercherò di rassicurarlo e di distrarlo con una immagine delle creature di luce.
28.7.2268
Il sonno mancante comincia a essere davvero troppo. Abbiamo a bordo una creatura di pura energia, che attinge ai nostri ricordi, e li impersona, girando per la nave in forme inquietanti anche se finora non aggressive.
A me, appare come Josh, mi domanda perchè e mi chiede chi è lui. Per fortuna ho sufficiente rabbia in corpo da evitare crolli emotivi alla vista del mio ex marito. Ma non so quanto si potrà andare avanti in questo modo, senza sonno e con visioni continue.
Dobbiamo trovare un modo per comunicare.
26.7.2268
Ho quasi completato l´articolo: più scrivo e più vorrei continuare a scrivere. Un giorno o l´altro, quando mi sarò stancata di viaggiare a bordo di una nave stellare, potrei pensarci davvero a una docenza in Accademia.
Immagino sarebbe divertente, guardare i Cadetti come figliocci e prepararli al grande salto. Per ora rimani nel presente, Laetitia. Ce n´è più che abbastanza!
<segue nota di trasmissione di un messaggio verso San Francisco - Sol III>
Caro Mat,
ieri sera ho parlato con Lem. Lui è convinto che tu abbia fatto richiesta di trasferimento e non che ti sia arrivata tra capo e collo all´improvviso, inattesa. Ho provato a spiegargli che non avresti mai abbandonato la vita a bordo di una nave stellare nè me, per un incarico a terra. Ma lui non si è convinto. Forse ti scriverà. Di sicuro cercherà di capire perchè sei stato trasferito. Prova anche tu a indagare, con qualche cautela. Qualcuno deve aver richiesto il tuo servizio a San Francisco, facendo esplicitamente il tuo nome: del resto, hai diritto di avere spiegazioni.
Noi siamo in viaggio, dovremmo arrivare a destinazione tra tre giorni.
Aspetto tue notizie, ok?
Un bacio.
25.7.2268
Si parte di nuovo, per una missione diplomatica, stavolta. Forse ce la caveremo senza che nessuno ci spari contro.
Forse...
<segue nota di trasmissione di un messaggio verso San Francisco - Sol III>
Amore mio,
il tuo messaggio mi ha commosso profondamente. In poche parole, sei riuscito a condensare tutto il nostro amore, i piccoli gesti e i grandi sentimenti.
Anche tu mi manchi moltissimo: il nostro alloggio è così vuoto ora che solo guardarlo mi ferisce.
Stiamo partendo per una missione diplomatica, verso un pianeta al confine toliano che vuole entrare nella Federazione: sembra abbiano tutti i requisiti, ma starà a noi dare un´occhiata. Penso che approfitterò per lavorare anche per il brevetto sulle forme di vita del quadrante. E´ una bella occasione per studiare da vicino forme di vita sconosciute e, plausibilmente, pacifiche stavolta.
Sto pensando che, dopo questa missione, potrei chiedere una licenza prolungata per stare un po´ con te, a San Francisco. Magari potremmo cercarci una casetta, un posto dove stare e da chiamare, di nuovo, casa nostra.
Tu che combini? Ti hanno già inserito in qualche progetto?
Ti amo.
<supplemento>
Ho firmato e sono una donna libera. Libera di andare dove? Di fare cosa?
Ci ho pensato su e la risposta è emersa da sola, come bolle d´aria che la superficie d´un liquido non può trattenere.
Libera di essere me stessa.
24.7.2268
E così te ne sei andato. Ti ho visto scomparire verso un´altra vita.
I corridoi silenziosi alle cinque del mattino sembravano vuoti, abbandonati. Un po´ come mi sento io ora.
Non posso fare a meno di pensare a ogni attimo che abbiamo passato insieme, qui: ogni oggetto, ogni angolo, ogni insignificante arredo di questa nave contiene un ricordo di noi.
Da quando siamo arrivati, quasi assieme, per fare il tirocinio, a tutto il lavoro su cui ci siamo tuffati, gomito a gomito.
E poi i posti dove ci siamo rifugiati, per stare io e te, dove ci siamo baciati, dove abbiamo passato la notte, con l´orecchio teso nel caso qualcuno ci sorprendesse in un alloggio non nostro.
Come farò a tollerare questo vuoto? Con cosa posso riempirlo? Con me stessa?
Ma ce n´è davvero abbastanza, di me stessa, per riempire questo abisso di niente?
Il lavoro, certo. Le amicizie: Shinya e Laura sono fantastiche, non so come farei senza di loro. Ma anche loro hanno una loro vita, splendida tra l´altro e di cui sono felicissima. Ed è giusto che io abbia la mia.
Chi sarà il mio nuovo compagno di alloggio? Già sento di odiare il modo in cui violerà gli spazi che erano nostri, senza saperlo.
Il nostro amore resisterà anche a tutto questo? Non lo so dire. La vita è così strana, a volte. Ho troppe domande nella testa e nessuna risposta. Avrei dovuto lasciare tutto e seguirti? Non so se potrai mai perdonarmi per non averlo fatto, ma no: non voglio farlo. Non voglio lasciare questa nave, anche se oggi mi ferisce guardarla. Non voglio lasciare quello che rappresenta. Quello che sono adesso, non voglio cancellarlo. Probabilmente non ho altra scelta che vivere.