Il diario personale di Laetitia Linden, giorno per giorno. Ricorda che ON GAME non puoi sapere cosa ha scritto!
2.5.2269

Tha an earrach air tighinn gu talamh.
tha an talamh torrach agus deiseil aig Beltane,
thèid sìol a chur, agus
tòisichidh beatha ùr a-rithist.
Hail, diathan mòra na tìre!
Hail, diathan beatha aiseirigh!
Hail, Cernunnos, Osiris, Herne, agus Bacchus!
Leig leis an ùir fosgladh
agus broinn torrach màthair na talmhainn
faigh sìol na beatha
oir tha sinn a ’cur fàilte air an earrach.
1.5.2269
Dopo giorni passati a recitare un´altra vita,
ho ritrovato me stessa tra le tue braccia.
Conservami sempre lì,
dove posso tornare a cercarmi.
22.04.2269
Ho paura. Non sono a mio agio tra le menzogne, le mezze verità, le realtà fittizie, costruite col cartone delle scenografie teatrali, pronte a cadere al primo soffio di vento. Non sono a mio agio dentro il trucco di un´altra identità. E ho paura.
Forse perchè ora sento di avere molto più da perdere, di solo me stessa. Ho bisogno di calmarmi e non posso nemmeno scendere da questa dannata nave. Me ne andrò nelle serre, a respirare un po´ di campagna illusoria, sperando che non mi ferisca anche quella con le sue assonanze.
19.4.2269
Felicità è quindi questo
Sospendere il tempo
Dormire tra le tue braccia
Respirare la tua pelle
Felicità è quindi questo
Essere distanti senza esserlo
Il dolce dolore dell´assenza
Del suono della tua voce
Rosa e spine, le abbraccio entrambe
Miele e lacrime, si mescoleranno
Negandoli, negherei me stessa
Negherei l´esistenza stessa dell´amore

6.4.2269
Siamo tutti viaggiatori nello spazio infinito. Abbiamo scelto questa strana e curiosa vita, che ci porta a osservare quasi ogni giorno un cielo diverso. Stelle diverse. A vederle così da vicino che finiscono quasi per non assomigliare più a oggetti del desiderio, a luci lontane che brillano sopra le nostre teste. Finiscono quasi per dismettere ogni poesia.
Eppure i nostri animi sono sempre gli stessi. Sono quelli che cercano incessantemente qualcosa da chiamare "casa", là dove sappiamo essere riposta al sicuro la nostra felicità istintiva, neonata, primordiale.
Non è mai facile trovare un posto da chiamare casa, per chi fa il nostro lavoro. Una volta è un alloggio, una volta un pianeta, un volto, un paesaggio che sembra riaffiorare nella memoria come qualcosa di già visto molti anni fa.
E poi ci sono le persone, quelle che puoi chiamare casa perchè ti fanno sentire bene, al sicuro, protetto. Quante persone ho chiamato casa, da quando ho smesso di avere un terreno solido sotto i piedi? Quanti alloggi? Quante stelle? Quanti pianeti?
Ora è il momento di esserlo. E´ il momento di regalare quelle stesse sensazioni che tante volte ho percepito, con gratitudine. Si ricomincia sempre da lì. Da casa.
3.4.2269
Trentacinque anni. Ho ricevuto il più ambìto e irraggiungibile dei doni: la felicità.
24.3.2269
Casa non è dove siamo nati, dove siamo cresciuti. Casa non è dove torniamo a dormire. Casa è dove tutti i nostri tentativi di fuga cessano.
23.3.2269
Ci sono giorni in cui le cose sembrano caderti addosso, sia quelle inattese sia quelle sperate. E te le ritrovi per le mani, con gli occhi spalancati e un attimo di incertezza, perchè dopo aver tanto pensato, sognato e immaginato, non eri comunque preparata al momento in cui sarebbero accadute.
Le rivoluzioni nella linea di comando proseguono. Ho i gradi freschi sulla manica, di nuovo, e la Sezione Scienza ora in accollo, senza se e senza ma. Laura è tornata dalla sua licenza sulla Terra e sono felice di averla riabbracciata, mi era davvero mancata, troppo!
Sto facendo borsoni e pacchi, per trasferirmi nell´alloggio 5-E1. Quello di Emily. L´alloggio felice.
A giudicare dalla quantità di robe che avevo negli armadi, senza averne il sospetto, spero sia anche un alloggio capiente.
Ai vuoti che si riempiono, ai vuoti fecondi, ai nuovi inizi.
E anche agli azzardi. Mi rimetto alla prova con una missione sotto copertura. Il mio primo e unico tentativo, da neoGuardiamarina, non è andato per il meglio. Se anche questa andrà male, giuro che smetto e metto il velo della madre badessa una volta e per tutte.
20.3.2269
Finalmente! Ora abbiamo di nuovo un Capitano che è nato e cresciuto a bordo della Genesis, che conosce ogni suo anfratto - suppongo nel vero senso della parola - e ogni membro dell´equipaggio così bene che non ci sarà quasi bisogno di parole, per muoverci tutti come fossimo uno.
Sono davvero felice: temevo che le promozioni significassero separazioni, invece no. E´ andata nel migliore dei modi.
Sono felice anche per Valerie, che - anche se a tratti si tuffa in quelle che lei chiama azioni decise - è davvero in gamba e ha tutta la mia fiducia.
Emily mi ha promesso che mi terrà libero il suo alloggio, quando verrà il mio turno. Dice che è stata la culla di due persone felici e che desidera che rimanga tale, anche in futuro. Le ho promesso che ci lavorerò sopra.
Per il resto, dovrò fare la mia parte di madre badessa. Quelle due, diciamocelo, sono pericolose!
15.3.2269
Siamo tornati sulla Starbase, di nuovo a casa. Per poco, però, dato che ci hanno subito sgombrato dai nostri alloggi, per trasferirci in alloggi più comodi sulla stazione. Non so perchè, di preciso, ma non ha molta importanza.
Ho fatto incorniciare il ritratto che mi ha fatto Armànd, ora posso appenderlo alla paratia e tenerlo in camera.
Le rose sono troppo immobili. La prossima volta, si parlerà di farfalle e di libertà.
11.3.2269
Stiamo ripartendo per la Starbase 81, dopo una lunga permanenza su Càmala II.
A causa della convalescenza, non sono riuscita a partecipare molto alla missione, ma i miei colleghi se la sono cavata bene anche senza di me. Non ho visto molto nemmeno del pianeta, solo la capitale del continente Yòkamal, Camalia.
La città è meravigliosa, piena di verde, fiori, giardini. L´architettura è interamente incastonata nel verde, come se la città e la natura fossero così integrate da non riuscire a distinguerle tra loro. Sarebbe bello tornarci, per una permanenza più lunga, magari una licenza o una vacanza.
Mi sono concessa una gita con Armànd, lungo la costa e poi in barca. Un´esperienza decisamente interessante, di quelle che non si dimenticano. Al rientro ho trovato un regalo per me: un abito rosa e viola, splendido.
Immagino che sia di Nathan: era accompagnato da un messaggio toccante. Doniamo e scegliamo, ogni giorno.
Il resto lo saprà soltanto il taccuino.
20.2.2269
Dopo mesi in cui ci siamo frequentati più o meno consapevolmente, ieri ci siamo davvero resi conto di essere simili.
E´ bastato uno sguardo e qualche parola, il resto non aveva bisogno di essere pronunciato.
Siamo entrambi residenti nella più splendida e struggente delle prigioni, quella che ci lega a qualcuno che non possiamo raggiungere fino in fondo.
Ma noi siamo così, ci nutriamo di poco: uno sguardo, un sorriso, un casuale sfiorarsi di mani, sentimenti sottili ma implacabili, di quelli che non scuotono i mondi ma sanno egualmente spostare le montagne, con il tempo e la pazienza.
Per qualcuno di noi, felici abitanti dell´impossibile, la vita trascorrerà così, saziando la sete goccia a goccia, imparando a farsi bastare quel che filtra dalle vite di coloro che amiamo. Per altri, forse i più fortunati tra noi, qualcuno girerà la chiave nella serratura e, incerti, capiremo che non avremo atteso invano. E´ guardando a loro che aver donato il proprio cuore a qualcuno distante, ci sembra un peso più lieve da sostenere.
Altri, infine, finiranno per consolarsi tra loro, rassegnandosi ad un lieve conforto, quello che reciprocamente si possono dare due prigionieri di altre anime.
Quale sarà il nostro destino? Ho imparato a non chiedermelo più, perchè la felicità è fatta di piccoli attimi e non di grandi propositi.
19.2.2269
L´incidente su Igarus mi ha circondata di affetto da parte di tutto l´equipaggio. La sala degenza è un via vai di colleghi premurosi, cioccolatini, biscottini, macarons e sorrisi. Un po´ mi ha sorpreso vederli così preoccupati per me, così in ansia per la mia salute, così gentili e amabili. Amici, veri amici. Con un paio di loro voglio farmi due chiacchiere tranquille, quando riuscirò a uscire di qui: mi sono accorta di averli trascurati troppo a lungo.
La lunga pausa a letto mi fa dormire tanto, ma anche pensare, immaginare, vagamente annoiarmi. Ma ho da leggere ora, due o tre libri che mi ha portato Armànd, assieme a un taccuino di pelle, fatto di carta autentica, su cui riversare quello che mi passa per la mente e che altrimenti non affiora. Lo voglio chiamare il rifugio delle parole non dette.
Sì, inizierò così: il titolo sulla prima pagina. Ha un sapore diverso vederle scritte a mano, inalare il profumo dell´inchiostro e della cellulosa, poterle sfiorare con le dita. Un sapore più vero, antico, essenziale, persino intimo.

Allora, che si cominci...

14.2.2269
Mi hai insegnato ad essere una rosa,
ad accettare di possedere tanta bellezza
quante spine.
E mi hai insegnato che le spine pungono,
che feriscono, che lasciano il segno.
Feriscono me, feriscono chi mi si avvicina
pensando forse di sfiorare solo bellezza.
Tenere tutto il mondo lontano,
per evitare che si punga,
non serve a nulla.
Solo a sfiorire in silenzio,
guardando i petali cadere uno a uno,
senza far rumore.
Non mi resta che fare male, farmi male.
Io l´ho accettato. Tu?
Riuscirai a perdonarti per essere anche tu
una rara, preziosa e fragile rosa?
4.2.2269
Visto? Lo sapevi. Non dirmi che non lo sapevi.
E questo è solo l´inizio.
Dannata te e la sciocca idea che agli uomini si possa parlare di altri uomini. O di cosa fai con loro.
Ora guardati allo specchio e congratulati con te stessa per aver perso tutto, solo per la smania di essere trasparente, semplice, vera. Come una bambina idiota. Quando crescerai, Laetitia, quando, santi dèi?
3.2.2269
Siamo finalmente tornati sulla Starbase, sto quasi iniziando a considerarla casa.
Gli ultimi giorni sono stati tempestosi. Sorprendenti. Difficili da interpretare.
Hanno messo in movimento emozioni di cui nemmeno qui posso scrivere. Meritano di essere custodite in uno scrigno più prezioso di un chip duotronico.
Shala mi ha fatto un regalo graziosissimo, una stella di Brigit. E´ curioso che proprio lei, che non è di origini terrestri, si sia così interessata alle tradizioni della mia gente da regalarmi un oggetto simbolico davvero particolare. L´appenderò alla paratia della mia camera, sopra il letto. Alla Dea!
